giovedì 15 gennaio 2015

Capodanno 2015 a Melbourne



Note e riflessioni sparse da un Capodanno ‘a testa in giù’
 



31 dicembre 2014, YARRA PARK Melbourne famiglie con bambini ed anziani che giocano, assistono a spettacoli in attesa dei 'fuochi d'artificio per i bambini'. Si, qui i bambini sono una componente  principale della società ed ovunque si nota l'attenzione che la società dedica loro.
Esistono spazi e/o attenzioni, supporti per bambini in banca, centri commerciali, ristoranti, vari esercizi commerciali, senza contare gli innumerevoli parchi attrezzati, completamente funzionanti, senza una carta o  rifiuti di altro genere a terra (il 'bello' è che non ci sono neanche  i cestini!),  senza recinzioni (come le case) nè guardiani/custodi/gestori.
Ecco questo è uno degli effetti che l'Australia, terra promessa, miraggio per moltissimi italiani, offre ai propri abitanti (attenzione ce ne sono di vario genere: turisti, residenti e cittadini), le differenze non sono da sottovalutare, purtroppo anche qui ci si può imbattere in qualche connazionale che le prova tutte per superare i diversi paletti posti dall’Amministrazione locale…
Il viaggio per arrivare lo faccio in metropolitana, affollatissima. Ma la prima sorpresa è che: oggi, è Capodanno, NON si paga, si risparmiano oltre 6,00 $ ad andare ed altrettanti a tornare. Ad informarci è una pattuglia di polizia di servizio alla stazione, dove non c'è personale della Metro; ci sono solo dei ‘totem’ dove si DEVE ‘strisciare’ la propria carta di viaggio (biglietti non ce ne sono!) sia all’entrata che all’uscita.
Scesi nei pressi di Yarra Park grandi cartelli luminosi ricordano che è un giorno di Alcool '0' (i controlli ci sono, sono a tappeto, veloci e dalle eventuali, non simpatiche) conseguenze IMMEDIATE.
Si, siamo in un posto dove è possibile fare festa, con famiglie (dai nonni ai molti bambini) tutti insieme  a giocare.  G I O C A R E  sui prati, senza toccare una goccia d'alcool. Incredibile? Impossibile? Strano? Ma vero!
Nessuno protesta per questa “mancanza di libertà”, magari apprezzano molto di più, l'altra faccia della medaglia: quel mondo civile, vivibile, 'fantastico' che piace tanto anche agli italiani d'Italia. La cosa difficile da comprendere è che per ottenere certi benefici è necessario saper accettare i relativi 'costi' ovvero il rispetto dei diritti ALTRUI, cioè l'osservanza dei propri DOVERI.
Dopo aver assistito allo sciamare di migliaia di enormi pipistrelli che vivono appollaiati sugli alberi di questo parco adiacente allo stadio di Melbourne, ed ai fuochi d'artificio, un mare, anzi un MARE di gente, si è diretta verso la Metro (ALSTOM, per la cronaca). Per rientrare a casa, anche qui, data la grande affluenza di gente, grande calca, binari stracolmi -metro sempre gratuita-.
Carrozzine, molto spesso a due posti, bambini in braccio a genitori e nonni. C'è calca, ma molta tranquillità. I treni si susseguono a distanza di poco più di 60” (dopo le 22,00 del giorno di capodanno, mentre a Roma l’assentismo dei vigili tocca livelli assurdi…).
Dopo due o tre treni riusciamo a salire, Polizia alla Metro non se ne  vede, solo qualche addetto dei trasporti pubblici che segnala alle famiglie con carrozzine dove sia meglio passare, e dopo 20' siamo a casa.
Il Capodanno continua, gente in canottiera, in mezze maniche, calzoni corti o lunghi, mini, scollature da spiaggia, maglioni, cappotti (il mio, ad esempio). Quì è estate, ma Melbourne ha un clima talmente instabile che si può passare da 10 a 40° nella stessa giornata, anzi addirittura nella stessa ora... Una quantità enorme e diversa di 'soggetti' strani, vestiti ognuno come 'gli pare', tatuaggi di ogni forma, dimensione  e colore, ma non un ubriaco, non una scena di intemperanza.
Il Capodanno italiano da quando si gettavano le vasche da bagno ed altri oggetti d’arredamento in strada, ad oggi, che si spara per 'far festa', ha sempre avuto necessità di una notevole dose di trasgressione pericolosa, per sé e per gli altri per fare Festa!
Fare pulizia delle cose vecchie in casa propria, per imbrattare spazi e luoghi pubblici (tanto non sono i nostri....).

Legalità e Libertà
Qui se trasgressione c'è è nei canoni di abbigliamento e alimentazione, ma non di invasione e trasgressione dei luoghi pubblici, delle cose di 'tutti'. Eppure anche qui è pieno di Italiani o 'ex'.... Sono felici di stare qui, si sentono parte di questo continente e sono tristi per quanto sentono dell'Italia. Dicono che qui si vive benissimo, vedono che i  loro figli hanno un futuro, trovano lavoro e se lo perdono ne trovano un altro. Sono italiani, ma, non solo hanno imparato a comportarsi secondo gli standard sociali del luogo, ma sono contenti di vivere qui, ed in 'Italy' vogliono ritornare solo per turismo..., perchè l'Italia è BELLA, è la loro storia, ma come si vive qui....
Da quanto percepisco e recepisco, per ottenere questo risultato impensabile in Italia, non sono servite leggi speciali, ma il semplice ESEMPIO, affiancato all' esistenza di adeguata legislazione e rigorosamente applicata e, in maniera quanto più possibile immediata, senza ritardi e, soprattutto,senza eccezioni (!).
Piccoli (?) principi che possiamo ritrovare negli scritti di uno dei tanti spiriti illustri che l’Italia ha prodotto e poi ‘superato’…: Cesare Beccaria.

Socio Economia
Oggi le leggi e la struttura economica Australiana non consentono  un'immigrazione indiscriminata, si esige la conoscenza della lingua, competenza e preparazione in discipline specifiche, ma anche disponibilità finanziaria (molti individuano in questo un potenziale rischio); c'è molta 'CINA' e sempre più cinesi , tanto che circolano scritte: “more chinees, less tree”.
L'attenzione al Valore Aggiunto da avere e/o saper produrre è fondamentale.
 

Il costo della vita in Australia, non è certo basso e senza avere entrate adeguate la vita può diventare difficile anche qui, come dimostrano i non pochi  'delusi' rientrati...



Cosa vuol dire che la vita in Australia è cara, forse alcuni piccoli esempi possono aiutare:


  • colazione con cappuccino e cornetto, con facilità arriva a 10 $
  • un Kg di pane 4$ (quello locale), il doppio quello tipo italia.
  • un quotidiano 2,5 $
  • una visita dal medico generico costa 75 $
  • L'assistenza medica per il percorso di una gravidanza 14.000 $
  • L'affitto di una casa media, fuori della città metropolitana, facilmente raggiunge e supera i 1.500$
  • Il costo di acquisto, per la stessa casa a cavallo del milione di $
  • un lt di acqua minerale costa a partire da 2,5 $
  • un viaggio in metro di ca 20km 6,5 $
  • un kg di frutta di stagione locale supera facilmente i 3 $
  • una bottiglia di vino di primo prezzo 6-7 $
  • prosciutto locale 13-18 $/Kg
  • prosciutto italiano (primo prezzo) 40  $ /kg
  • l'elettronica (TV, PC e Cell) ha invece prezzi molto più allineati ai nostri;


 Di contro le statistiche sull'occupazione dei laureati (che sta calando) qui si  fanno controllando la situazione occupazionale a 4 mesi , si MESI, dalla laurea (in Italia a 4 anni!) ...



Lo stipendio lordo medio di un laureato (laureato che svolge lavoro da laureato) sotto i 25 anni è di 52.500 $.



I politici che anche qui non  sembrano brillare per capacità, a differenza dell'Italia sono anche in grado di dare esempi positivi, magari pagando il ticket del parcheggio della propria auto. Da noi, al massimo può accadere che un politico riesca ad andare a fare acquisti senza scorta, ma 'addirittura' pagare il parcheggio....



 Qualche nota di ‘costume’



I commessi di grandi magazzini, di catene di franchising hanno lo stesso comportamento  verso i clienti di quello dei titolali, di piccoli e grandi  esercizi, produttivi o commerciali: un atteggiamento di rispetto, di disponibilità e di VERA attenzione al cliente. Forse perchè è 'il patrimonio' attuale e futuro dell'azienda, o solo perchè è giusto aver rispetto ed attenzione all'altro. Tutto ciò accade non perchè frutto di corsi di formazione, ma perché è giusto così. Il rispetto e l’aiuto reciproco ('almeno fino a prova contraria', come dicono gli Australiani e conferma qualche italiano residente da decenni in Australia) è parte integrante della cultura locale, cultura che trae origine da comunità di guardiani e galeotti che, una volta scontata la pena, da liberi cittadini decisero insieme di costruire una società vivibile.



Questo ritengo sia uno dei principali elementi del successo che l’Australia sta raccogliendo.



Purtroppo ho la sensazione che molti nostri connazionali riescano, invece, a vedere solo gli effetti positivi che questa società ha prodotto, senza domandarsi, o comprendere del tutto come abbiano fatto, quali percorsi abbiano seguito, come sia stato possibile che percorsi e comportamenti si siano potuti realizzare....



Certo poi le leggi inclusive, che danno fiducia a chi fa (ma sono ferme e dure e tempestive nell'applicazione, per chi trasgredisce!) fanno il resto; non c'è obbligo di rilascio dello scontrino fiscale e neanche di avere il POS, ma sono pochissimi (in genere cinesi) gli esercizi che accettano solo contante....



Comunque la cosa che traspare, da una permanenza di qualche settimana nei dintorni di Melbourne e dalle visite alla metropoli e ad alcuni ambienti turistico produttivi è principalmente una: una Grande voglia di VIVERE, di fare, di fiducia nel domani, figli, figli, figli, informalità di abbigliamento, molto meno di comportamento; autonomia (obbligata e ricercata) e serietà.



Si respira un'aria da 'anni 60' in Italia, poi sono arrivati gli anni 70 e soprattutto 80 tagliati 'su misura' per noi italiani e lì è cominciato l'inizio della fine: quando abbiamo deciso che potevamo vivere bene sulle spalle dei nostri figli!



Tanto per concludere sorridendo (?): qui vanno alla grande le pubblicità di agenzie funebri che invitano ad investire quanto prima nel proprio funerale, per non gravare sui propri figli!!!


 Considerazioni conclusive



Chi ha avuto la forza di seguire fin qui queste note strampalate si starà forse chiedendo a cosa servano, dove si voglia arrivare con una riflessione del genere, a chi sia indirizzata.



La risposta è forse banale: vuole essere una sorta di promemoria con relative riflessioni che un italiano in visita in Australia si è posto. Spero ci sia qualche spunto di riflessione per chi si chiede perché, come mai in Italia siamo dove siamo, se riusciremo a cambiare e quali strade potrebbero essere percorse; ma anche per chi sta pensando di dare una svolta alla sua vita andando a vivere ‘a testa in giù’.



L'Australia non mi è sembrata il paese dei 'balocchi' dove si arriva, si viene assunti -ciascuno a fare il lavoro che gli va- con retribuzioni d'oro con cui vivere da nababbo. E' però una nazione dove chi ha voglia di lavorare ha ampi spazi per farlo (con il suo impegno MA nell'ambito delle leggi che seguono attentamente l'evolversi dei tempi e delle situazioni).



Gli abitanti sembrano molto apprezzare i vantaggi che il rispetto dei DOVERI, affiancati al riconoscimento dei diritti e la rinuncia alla spesso abusata privacy (ci sono telecamere ovunque…),  determinano: l'ambiente che si viene a creare è 'confortevole', piacevole, produce voglia di vivere, di viverlo, mantenerlo e migliorarlo, e sono molto attenti ad eventuali minacce che possano distruggerlo/modificarlo.



Gli Australiani ‘doc’ sembrano aver acquisito un sesto senso sul come mantenerlo e ne sono molto gelosi.




giovedì 29 maggio 2014

SI FA PRESTO A DIRE: RACCOMANDAZIONE


   
   La recentissima indagine ISTAT, tra l'altro, riporta alla ribalta delle cronache, ancora una volta il problema legato al modo con cui i giovani cercano lavoro in Italia.


        Pur non essendo cambiato nulla da tantassimo tempo, la stampa si diletta a guardare le cose dall'angolo visuale che di volta in volta viene giudicato più opportuno, in relazione al contesto socio-politico che si attraversa. Nulla si fa per cercare di comprendere e far comprendere i fenomeni e le sottostanti cause che determinano certi comportamenti. Si accontenta soltanto l'opinione pubblica ed i 'clienti' lettori, rafforzando quelle che si suppone siano le loro considerazioni consolidate.



        Se non si riflette su quale sia il contesto socio economico organizzativo dove si sviluppano certe metodologie e si ha fretta di arrivare ad una conclusione AD EFFETTO (!), beh allora possiamo dire la prima cosa che ci viene in mente; se al contrario siamo in grado di analizzare e comprendere il campo di utilizzo di certe modalità e conosciamo anche il contesto sociale circostante, allora ci accorgeremmo di una serie alquanto ampia di sfaccettatture del fenomeno in esame.


Nel  libro 'Trovare Lavoro, un Lavoro' (1)  pubblicato nel lontano 2007, indicavo che esistono almeno 4 tipologie di modalità di 'SEGNALAZIONE' e non tutte sono riconducibili al significato negativo di RACCOMANDAZIONE, queste sono la segnalazione:

            a) politica
            b) familiare
            c) collaborativa
            d) pratica


Questo sezionamento già aiuta, ma entrare nelle specifiche fattispecie come si fa nelle pagine del libro dedicate all'argomento consente di comprendere con chiarezza l'enorme differenza di un comportamento da un'altro. Inoltre si è facilitati a comprendere l'importanza di un elemento aggiuntivo fondamentale che molto spesso viene ignorato o almeno fortemente sottovalutato che è l'affidabilità di chi cerca lavoro. 
     
     Molto spesso questo elemento, per una serie di motivi opportunamente analizzati nel libro, nella grandissima parte del sistema industriale Italiano assume un posto predominante e fondamentale.
    E' per questo che fin tanto che la struttura del sistema industriale sarà quella che è ora non sarà possibile modificare sostanzialmente la principale metodologia di selezione del personale. 
      
  Ma tuttavia non è utile a nessuno, anzi è estremamente fuorviante, bollare tutto come RACCOMANDAZIONE!

(1) oggi disponibile in formato e-book su Amazon.com


domenica 4 maggio 2014

A proposito di Mismatch

Studio ergo Lavoro - McKinsey & Company  - Inserto del mese di HBR - aprile 2014


Dalle prime battute, la lettura del documento citato stimola una serie di riflessioni che mi fa piacere condividere
     
Nell’ultimo numero di HBR è stata inserita un’interessante indagine, realizzata da McKinsey&Company, che lega Studio e Lavoro in Italia.

Con mia grande delusione anche questa blasonata società non sembra portare sul tavolo del confronto nuove idee e considerazioni. Perciò, nell’ambito del possibile, cercherò di esporre il mio punto di vista su alcuni argomenti.

Uno degli aspetti di fondo che credo debba essere considerato è dato dall’Osservazione della realtà così com’è e non solo come i dati di cui disponiamo ce la fanno apparire. Senza legare la ricerca quantitativa al riscontro esperienziale, ovvero senza verificare se l’analisi condotta sui dati giunge a risultati diversi da quelli ipotizzati, rischiamo di costruire artefatti irreali su cui costruiamo tesi e teorie che non saranno in grado di comprendere la realtà e incidere su di essa.

    Nel dettaglio se non si dispone di una visione complessiva, chiara e sintetica, sul fenomeno in analisi, non possiamo disporre di elementi di base per valutare i risultati che la nostra ricerca ci offre. Parimenti se, per comprendere la realtà utilizzassimo i moltissimi casi d’eccellenza, che tuttavia rappresentano valori infinitesimali dell’universo delle nostre imprese, non potremmo che fare analisi errate.

La prima cosa da fare è cercare di ricostruire un quadro complessivo sintetico contenente però dati utili a comprendere la situazione; per farlo utilizzerò dei dati che seppur non attualissimi non rappresentano, tuttavia, una realtà lontana dall’attuale.

Per indagare la situazione lavorativa italiana, a mio avviso si deve partire da un aggregato tipo quello qui riportato ottenuto selezionando dati di un’indagine del 2008:


  Fonte: Elaborazione dati da à Lo stato delle piccole imprese: Italia Europa USA, a confronto - Ilario Favaretto e Giorgio Calcagnini - Facoltà di Economia e Commercio Università di Urbino "Carlo Bo” – Urbino 22 Aprile 2008


Questi dati ci dicono che, in Italia,  il 99,4% delle imprese: 
  • occupa il 69% dei lavoratori,
  • produce il 55% del Valore Aggiunto (VA) totale,
  • VA che pro-capite è pari a 31.080€ .

Nell’EU27 lo stesso segmento dimensionale d’imprese, rappresentail 98,5%  del totale: 
  • occupa ‘solo’ il 47% dei lavoratori
  • produce il 38% del VA
  • Per un VA/pro-capite pari a 34.030€
   Già da questo primo confronto emerge chiaramente un sistema italiano composto da tantissime piccole imprese con un livello di produttività molto più basso della media EU27, che nel 95% delle imprese si ferma a 26.533€, ca. 16,00€ in meno , (-38%) (!) rispetto alla media EU27  .

Quindi proseguendo l’analisi si nota che nel restante 0,6% delle aziende italiane  si colloca il 30,8% degli occupati mentre il corrispondente raggruppamento EU27, rappresenta   l’1,5% delle aziende ed accoglie il 52% di occupati. La produttività di questo aggregato, però, in Italia è superiore a quella EU27, in particolare per le GI raggiunge i 60.580€ contro i 53.963€ delle GI dell’EU27.
 
Sintesi Grafica - uno schema grafico permette di seguire più velocemente le dinamiche rappresentate dalla tabella numerica

     Da questo sintetico quadro emerge abbastanza chiaramente sia  la differenza strutturale italiana rispetto a quella EU27 ma anche una grandissima variabilità all’interno dello stesso sistema Italia. O meglio una grandissima distanza tra il ‘livello’ delle PI e quello delle GI.

Nel complesso il sistema italiano risulta avere una produttività inferiore all’EU27: realizzando un VA pro-capite pari a 38.816€ contro 42.314€ realizzato in Europa. Tutto ciò porta a pensare che le competenze e le logiche operative presenti non vadano nella direzione della professionalità, competenze e preparazione necessarie.

     Le differenze evidenziate mostrano che a fianco ad un piccolo nucleo di grandi aziende ben organizzate c’è un sistema che vive basandosi su l’’esperienza’ e su  competenze del tutto ‘anomale’ (ne tratteremo in altri articoli) degli imprenditori  italiani che per ottenere i livelli di produttività evidenziati non cercano né hanno mai sentito la necessità di ricercare competenze tecnico-gestionali di livello più alto di quelle finora utilizzate (anche perché tecnicamente, professionalmente ed umanamente INCOMPATIBILI, con gli attuali gestori). Situazioni del genere non credo possano quindi essere analizzate con l’aiuto di chi è all’interno del sistema e che, in genere, individua tutti i problemi solo all’esterno del proprio ambiente

All’estremo opposto, non possiamo generalizzare esigenze, reali ma dimensionalmente molto modeste, di quel drappello di Grandi e Medie Imprese che avrebbero interesse a poter selezionare ‘prodotti’ di maggiore qualità dalla scuola. Qui il problema è però un altro : viste le ridottissime dimensioni di certi fabbisogni, occorre chiedersi se sia giusto produrre una qualità così alta che per trovare impiego deve andare all’estero, incrementando quel Mismatch già abbastanza presente ma che viene sempre visto dal lato sbagliato.

Perché dovremmo investire per far utilizzare gratuitamente, anche solo parte di tali investimenti, ai nostri competitor : EU27, USA, Australia, Canada etc…?

Probabilmente il primo investimento da effettuare dovrebbe mirare ad incrementare la produttività del sistema Italia. Quindi ad elevare/cambiare le competenze di base dei piccoli imprenditori; aiutarli ad incrementare il Valore Aggiunto (con azioni lato ricavi, prima che costi), cercando di migliorare la redditività e la patrimonializzazione delle imprese, in modo da consentire loro di effettuare i necessari investimenti in tecnologia, competenze e professionalità.  Supportandoli fino a metterli  in grado di comprendere quali ‘prodotti’ del sistema formativo possano essere utili per loro e cosa fare per renderli quanto più velocemente adeguati al mondo del Lavoro.

In estrema sintesi prima di creare un prodotto eccellente, sarebbe forse più opportuno predisporre un ‘contenitore’ di qualità in grado di non disperdere e  valorizzare al massimo detto ‘prodotto’

     La prossima riflessione sulle attuali competenze imprenditoriali e sulle risorse destinate alla ricerca ed i loro potenziali effetti, ci consentirà di vedere con ulteriore evidenza quanto, PRIMA ancora del sistema SCUOLA, il nostro problema si chiami: Sistema Imprenditoriale.

 

per concludere, volevo dirvi che anche in AUSTRALIA lo sanno, chissà quanto ci vorrà perchè lo si scopra anche in Italia (ascoltate dal minuto 17 di questa trasmissione)...